L'assenza del fantastico
Salve a tutti, belli e brutti, qui è The Someone, Quel Nerd Col Pizzetto, che vi parla, mentre lavora a quella che potrebbe essere, e non sto scherzando, LA recensione più lunga, chilometrica, esagerata, grande, grossa, spallata, nerboruta, immensa, gargantuesca, pompata, erculea, pantagruelica, titanica, mastodontica, colossale, pachidermica, leviatanica, monolitica, mai portata dallo staff dei Demoni.
Sono bravo a sfogliare il Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari, nevvero?
Sono a 32 pagine di recensione... e a poco più di UN DECIMO DELLA FANFICTION INTERA.
Pregate che l'Onnipotente Signore dell'Ateismo protegga la mia anima.
Comunque, nell'attesa, per evitare di eclissarmi dal produrre roba (spero) fonte di gaudenzia per il gentile pubblico e gentilissimo privato [cit.], ecco qui una serie di articoli senza impegno in cui, fondamentalmente, do la mia opinione non richiesta su roba varia.
Divertitevi!
Smettetela di rendere “realistiche” le storie fantastiche
Qui lo dico e non lo nego: più presto che tardi, vedremo un film di Batman che non si svolge a Gotham, in cui non è presente nessun personaggio o termine dei fumetti di Batman perché “troppo sopra le righe, silly e fumettistico”, e in cui Bruce Wayne non si mette mai il costume, non fa mai nessun lavoro da vigilante o detective, e non è in alcun modo associato ai pipistrelli.
Per tre ore si limiterà a guardare sugli schermi la sua città (che in questa versione è Chicago o Detroit, perché la parola “Gotham”, ancora una volta, è “troppo sopra le righe, silly e fumettistica”) che va a rotoli, mentre ci comunica con lo sguardo che è incazzato col mondo per la morte dei suoi genitori.
I creatori di questa “cosa” la difenderanno comunque, e diranno che conta totalmente come storia di Batman, in quanto “Profonda decostruzione drammatica attraverso lo studio del personaggio tormentato, che va bene anche se non c'entra niente col fumetto perché è una più matura interpretazione artistica”.
E la gente ci cascherà, s'ingoierà questa panzana esca, amo e lenza.
Tutto questo per dire che la mia opinione su “The Batman” di Matt Reeves e con Robert Pattinson è facilmente riassumibile come: bellissimo film, lo odio.
Insomma, in tale film, Batman non usa il mantello come aliante, hanno cambiato il nome del Pinguino, e reso l'Enigmista un terrorista ispirato al killer Zodiac, perché ognuno di questi elementi, nella sua versione originale, era “troppo sopra le righe, silly e fumettistico”.
Il punto è che Gotham City è, e dovrebbe essere in ogni adattamento in quanto aspetto fondamentale dell'atmosfera, un posto completamente infestato di personaggi “sopra le righe”.
Il criminale più famoso della città è un pagliaccio killer in giacca viola, per Giove e Giunone, la potentissima Regina degli Dei!
La gente che difende a spada tratta questa tendenza di togliere l'elemento “fantastico” dal genere super-eroico, è gente che rifiuta di capire che la trilogia Nolaniana ha funzionato perché un Batman “realistico” al cinema era una cosa nuova.
E non sto parlando della versione ultra-camp del compianto Adam West, uscita decenni prima.
Sia la versione di Burton che quella di Schumacher erano, seppur in modi diversi, estremamente sopra le righe: quella di Burton era un film cupo, gotico e pieno di pazzoidi esagerati, mentre quella di Schumacher uno colorato, fantascientifico e più avventuroso.
Ne consegue che l'approccio di Nolan era diverso e ha colpito per quello.
E anche lì ci sono cose che, personalmente, non mi piacciono, come la rimozione sistematica di ogni elemento immaginifico: se Nolan voleva una storia più “realistica”, perché si è concentrato apposta su personaggi bizzarri, ovvero Ra's Al-Ghul (un immortale forse-fondatore della Setta degli Ashashin), Joker (un clown omicida pieno di gadget a tema) e Bane (un luchador messicano con gli steroidi fantascientifici, e che potrebbe anche essere figlio illegittimo di un terrorista ossessionato dal portare sulla Terra il Kali-Yuga)?
Perché ha dovuto togliere loro elementi chiave dei personaggi, semplificandoli in nome dell'Onnipotente Realismo?
Non poteva concentrarsi su mafiosi, magari le Tre Minacce, o il Pinguino, che avrebbero creato una bella contrapposizione tematica con Bruce?
Lui spende la fortuna di famiglia per combattere il crimine, loro si danno al crimine perché sono nati ricchi anche loro ma ritengono di meritare ancora di più.
Ma pazienza.
Comunquemente, vi ricordate quando, essendo la DC ancora fresca del successo di tale trilogia, hanno, per la serie televisiva “Arrow”, preso Freccia Verde, un personaggio con le armi gimmicky strapiene di effetti speciali, e chiaramente ispirato graficamente a Robin Hood, e l'hanno letteralmente trasformato in “Batman ma con le frecce ASSOLUTAMENTE NORMALI invece dei Batarang”, ridisegnandolo perché avesse un aspetto più serioso e da effettivo guerrigliero urbano?
Vi ricordate quando hanno preso Superman e l'hanno dato in mano a Zack “Ebbasta co' 'sti cazzo di ralenti” Snyder, facendolo trasformare in “Batman Begins ma coi Kryptoniani Sociopatici”?
Vi ricordate quando, dovendo rendere Batfleck più cupo del nuovo Superman, in nome del “realismo” (termine che, in Snyder-linguaggio, si traduce con “le persone decenti non esistono”), gli fanno usare le armi da fuoco e lo rendono un omicida spietato?
Questa idea che un'opera, per avere “Vero valore artistico” debba essere “realistica”, ovvero con un quantitativo negativo di senso di meraviglia, deve morire prima di immediatasubito, perché un sacco di film, romanzi, e altro, che meriterebbero di essere giudicati arte, vengono snobbati perché non appartengono ai cosiddetti “Generi Nobili”.
E se ciò che scrivi non appartiene ad uno di tali “Generi Nobili”, farà meglio ad essere una decostruzione di genere cupa, cinica e che insulta il genere stesso, se non vuoi essere etichettato come un “Bambinone che scrive favole insulse per cerebrolesi”.
Apro una parentesi: l'eccezione che conferma questa mia idea è “L'Ultima Legione” di Manfredi.
Perché tale romanzo, e il film da esso tratto, non sono un'opera che toglie la magia dal Ciclo Arturiano: sono una versione romanzata di un'analisi storico-culturale della Britannia post-Romana, come ambiente in cui sarebbe poi nato e cresciuto l'individuo che avrebbe fatto da ispirazione per il leggendario Re Artù.
Torno a lamentarmi: con tutto il mio apprezzare l'MCU (entro certi limiti), mi sono stancato dell'idea che i super-eroi DEBBANO lavorare per il Governo in nome del “realismo”, che non sia permesso loro indossare costumi ma solo tute tattiche di kevlar con colori il meno sgargianti possibili, eccetera.
Guardate Cull Obsidian, nei fumetti noto come Astro Nero:
A sinistra, colori smorti, design semplificato e generico, arma che sembra fatta di rottami.
A destra, colori sgargianti che ben si sposano con il suo carattere aggressivo e sopra le righe, design gladiatorio, ascia gloriosa e dorata adatta ad un Generalissimo delle armate del Folle Titano.
Capite cosa intendo?
Il senso di meraviglia muore male, quando chi fa gli adattamenti ha vergogna, e quasi paura, che il pubblico si accorga che sta adattando un fumetto su personaggi straordinari e variopinti.
E questo è letteralmente l'unico problema che ho con la serie Netflix di Daredevil: il fatto che cerca di distanziarsi il più possibile dal fumetto, di fingere che non sia la storia di un uomo con i sensi sovrumani del kung-fu che pesta ninja non-morti, al punto che Daredevil si mette il suo costume solo negli ultimi cinque minuti della prima stagione, e che tale costume sembra preso al Decathlon.
Certo, esistono cose che sullo schermo graficamente non funzionano, e che vanno bene solo nei fumetti, ma non vuol dire che remare completamente nella direzione opposta sia la soluzione ogni singola volta.
E questo ci riporta al “The Batman” di Reeves: l'Enigmista in questa versione è, come già detto, un vigilante omicida vagamente ispirato al Killer Zodiac... cosa che non c'entra NIENTE con l'Enigmista dei fumetti.
Edward Nigma è un criminale che ha l'ossessione di lasciare indizi in forma di indovinelli, solitamente per dimostrare di essere talmente intelligente da poter battere il più grande detective del mondo, ovvero Batman, anche dandosi degli svantaggi; NON è uno che vuole “smascherare la corruzione istituzionale”, e il tentativo di far coesistere le due versioni crea un buco di trama.
Nel film, l'Enigmista è genuinamente psicotico, e ritiene che lui e Batman siano alleati nella guerra al crimine e ai corrotti... ma allora perché non gli dà tutte le prove subito, invece che incasinargli la vita con indovinelli e dubbi esistenziali?
Non ha alcun senso!
E, adesso che si sta lavorando ai sequel, è stato confermato in anticipo che nessuno degli elementi fantastici del mito di Batman verrà mai incorporato in questa versione, e che quindi l'annunciato antagonista Clayface sarà, quasi certamente... un tizio molto bravo a travestirsi per compiere crimini.
Deprimente.
La domanda vera è “perché?”, non trovate?
Non può essere soltanto perché la trilogia nolaniana ha fatto una paccata abnorme di soldi e ha riscosso successo di critica, altrimenti solo film fatti a tale maniera otterrebbero tali risultati; i fatti dimostrano il contrario, e avrebbe senso che la DC ascoltasse almeno l'afflusso di vil danaro nei portafogli.
La risposta tuttora mi sfugge, e vorrei, prima di concludere, portare un esempio di equilibrio tra “realismo” e “fantastico” nel genere super-eroico che, almeno secondo me, ha funzionato.
I primi film di Spider-Man di Raimi: il costume dell'Arrampicamuri è meno saturo dal punto di vista cromatico, e il costume di Goblin è stato rimpiazzato da un'armatura tattica... ma sono cambiamenti che hanno senso e non snaturano i personaggi.
Goblin, per esempio, ha comunque l'elmo a forma di faccia di folletto, ma non si sacrifica la sua personalità o ciò che lo definisce come personaggio per trasformarlo in un generico serial killer o terrorista.
È un super-criminale, e il film riesce a farlo funzionare benissimo.
Tutto il contrario del Sidewinder dell'ultimo Captain America, che nel fumetto possiede un costume da teletrasporto e spara tentacoli di energia dalla testa.
Nel film è... Giancarlo Esposito con un mitra.
Nulla da togliere alle sue capacità di attore, fa la sua porca figura, ma perché cambiare così il personaggio?
Insomma, questa cosa mi dà da pensare, e vorrei sapere voi, nostri amati lettori, che ne pensate.
Al prossimo articoletto!

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